2015 –

Atelier dell'Errore BIG

Atelier dell'Errore BIG, laboratorio permanente all'interno della Collezione Maramotti Reggio Emilia. Da Gennaio 2015

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Atelier dell’Errore nasce errante, in tutti i sensi.
Anche nel vagabondaggio delle sue sedi, dei suoi luoghi di lavoro. Attitudine al nomadismo, dormire a cielo aperto, sotto le stelle, fare e disfare bagagli. Carovane Bergamo>Reggio-Reggio>Bergamo, per mesi che poi diventano anni e farsi ospite a tavole di pranzi e cene. O stare soli, nutrirsi in atelier, dormire anche in atelier, quando necessario, in bella compagnia perché, dico sempre ai miei ragazzini, i nostri animali di notte parlano, e raccontano, e fanno caldo quando viene freddo e rinfrescano quando pigia il caldo, e non ci si sente soli mai…
E ogni volta, ogni pomeriggio, allestire l'atelier con cura maniacale, per quanto concesso dalla transitorietà di qualche ora. Aggraziare un luogo è già prendersi cura, come preparare una cena o apparecchiare una tavola, e i miei ragazzini non sono ospiti, sono Casa, sono Opera.
Disciplina e Bellezza, nelle ore in cui costruiamo mondi insieme, sanno essere bolle iridescenti in cui farsi leggeri, per guardare il mondo dall’alto. In questi casi, fine pomeriggio arriva che spesso non te ne accorgi , e se del veloce scivolare del tempo se ne accorgono prima loro.... beh, sei ancora più contento, c’è sintonia, passione, comunione.
Suona presto il Silenzio: e quindi riordinare e smantellare. Fogli con fogli, pastelli con i pastelli, le fiere in fieri con le fiere in fieri. Gli esseri mai nati venuti alla luce vanno nella cartelletta che li traghetterà nella nostra immensa Arca, casa di tutte le nostre creature negli anni, custodita anche lei sotto una tenda.
Ci si rivedrà dopo167 ore, le ore mancanti di ogni lunga settimana. Questo che al momento è inaggirabile limite è il nostro approccio omeopatico all’arte, è la nostra cura, per loro, per me.
Questo intervallo di tempo che ci separa, per loro ha spesso il sapore amaro della caduta, del tornare a essere insignificanti, evitabili, marginali, e comunque invisibili che, come dicono loro, a volte è meglio che materia d'inciampo.
Al rientro c’è un gran lavoro di energia da infondere loro, per riconnettere sentieri interrotti, per riallacciare fantasticazioni sospese,  per re-innescare concentrazione e passione, per zittire le voci assordanti del mondo che non li lascia mai stare, per rassicurarli che c’è rifugio, c’è casa, c’è tana, anche dentro di loro.

Poi si fa sentire anche la fatica di 12 anni di vita così, arrivi ai cinquanta e ti fai qualche domanda in più. Gli accampamenti sotto i cieli stellati, le nubi basse e i freddi e i caldi, invecchiano prima….mi consolo pensando spesso a quel girovagare per 40 anni in lungo e in largo nel deserto degli ebrei, accompagnati da una fiducia zoppicante nella promessa, prima di scorgere la terra dove scorre latte e miele, e non fu facile nemmeno là.
Nostri profeti, ancora una volta, i ragazzini dell'atelier, per voce dei genitori:

Non puoi pensare, luca, di aprire la testa a ragazzini come i nostri con un percorso di 5, 6, 7, 10 anni in atelier, che sono per loro tesoro inestimabile, per poi pensare che maggiorenni, compiuti i 18 anni, tanti saluti e noi torniamo nel riempimento quotidiano della terapia occupazionale: avvitar bulloni, pulir polisportive, confezionar custodie per telefonini.... Anche quello va bene, ma non può essere tutto, in una settimana. Certo, abbiamo capito bene che i nostri figli non vengono in atelier per scoprirsi artisti assoluti in stile ottonovecentesco, ma più moderni, molto più moderni e quindi: Opera Collettiva, Scultura Sociale e compagnia bella..... Però a loro questa Casa che è l’atelier manca irrimediabilmente, non vi possono più rinunciare, e noi con loro. Inventa qualcosa…

Appunto, inventa qualcosa….
Fallita la possibilità di farsi ospitare in progetti cittadini già esistenti , e già troppo strutturati, quest’estate, camminando apparentemente solo, in montagna, ho preso il coraggio di seguire l’istinto, l’intuizione.
Quindi a settembre:

Cari i miei genitori, finanziamenti per cominciare un nuovo progetto non ne troviamo di certo per ora, in piena e onnipotente lamentazione per la crisi, ma noi potremmo cominciare comunque, ancora una volta in investimento, cercando però un luogo di lavoro altamente simbolico, che faccia diventare il nostro progetto Opera d’Arte già solo per la nostra presenza lì, in un luogo elettivo.

Le istituzioni sono mediamente e irrimediabilmente troppo statiche e lente nei loro programmi pluriennali....Mi son detto:

cerchiamo intelligenza, agilità, reattività, scioltezza....Bussiamo ai privati, Atelier dell’Errore a Bergamo in fondo, insegna.

Chiamo la Collezione Maramotti chiedo un appuntamento. Invio il nostro curriculum e Marina, la direttrice, mi riceve dopo pochi giorni. Porto tutti i nostri libri, qualche immagine delle nostre installazioni su un moderno tablet, il sito è arrivato dopo. I suoi occhi si fanno lucidi, di una commozione che ci piace sempre nelle persone che incontriamo, con le quali vogliamo immaginare e fare un po’ di strada insieme. Lei ci lascia dicendoci che:

Per quanto mi riguarda potreste iniziare domattina, ma io rispondo ad un collezionista nonchè padrone di casa, presentiamo un progetto insieme per un atelier di una mattina che viene, allestisce e se ne va, senza lasciar traccia, come siete abituati.

Dopo una settimana mi chiama la segretaria di Luigi, il proprietario della Collezione, mi vuole incontrare. Nel frattempo, senza progettare nulla, per la sola magica inerzia che muove molti passi dell'Atelier, Marco, emerito scrittore e nostro grande tifoso, prepara il terreno senza volerlo, parlando di noi con l’entusiasmo che lo anima nei nostri confronti a Luigi, in una cena fra amici: Sincronicità Celeste, irresistibile.
Luigi mi aspetta curioso e attento, una sera, prima che io rientri nelle mia città, attraversando come ogni settimana il piano padano. Due ore di racconti alternativamente, e poi sull’atelier domande precise sull'operare pratico e metodologico, e quasi non sono abituato ad approfondire così con chi conosco da poco. Mi piace la sua passione, ci piacciamo a vicenda, percepisco, e così lui conclude pragmaticamente:

Per noi è un onore la vostra Scultura Sociale che cresce e si fortifica all’interno della nostra Collezione. Concordate con Marina un luogo e restateci, senza allestire e disallestire ogni volta, con tutti i vostri animali, almeno fino a Giugno, poi ci rivediamo e ne riparliamo.

Detto fatto: 400 metri quadrati illuminati a giorno al terzo piano della storica fabbrica Max Mara a Reggio Emilia, ora Collezione di Arte Contemporanea fra le più importanti in Italia e all’estero.
Iniziamo l'atelier tutti i martedì mattina, con tre ragazze maggiorenni: Giulia, Giorgia e Laura, che sono poi le nostre tre regine  in atelier...
Noi, appena varcato l’ingresso del nostro nuovo atelier, non sapevamo bene ancora dove e cosa guardare, abbiamo nuotato in quel silenzio di luce, pulizia orientale, in uno spazio di lavoro che a noi sembra ancora un sogno.
Una volta soli, per prima cosa, ci siamo rincorsi, fino al fiatone, fra le pareti dell’allestimento permanente, poi sfiniti, a corpo morto sul pavimento, ci siamo persi nel bianco del soffitto che è il nostro nuovo infinito.
Senza perder tempo, su loro preciso invito, cala il religioso silenzio del disegno. Solo di tanto intanto, sguardi complici e compiaciuti, 
Certo è che qui i nostri animali atterrano con gran facilità, anche i più miopi e malmessi, insicuri e incespicanti nel loro planare su questa terra, Tanto bianco e tanto vuoto facilitano, accomodano, guidano…
Così nasce a Gennaio 2015: Atelier dell’Errore BIG, ospite nella Collezione Maramotti, progetto di Atelier dell’Errore per i suoi piccoli artisti che arrivano a compiere i 18 anni e dopo tanti anni in atelier, si rendono conto che l’atelier l’hanno ormai nel sangue e vivere di memorie o trasfusioni è malinconico e faticoso…
Trovare Casa è metà dell’opera: che il lavoro abbia inizio!
I risultati conseguiti faranno il resto, ne siamo certi, perché ogni Casa necessita di vestiario e nutrimenti, per i suoi abitatori.
Per questo siamo certi che arriveranno puntuali amici con cibi ed indumenti, che fuor di metafora, sono per noi i costi vivi del progetto: progettazione, ore lavoro, materiali e compagnia bella.
Non abbiamo dubbi, anche questa volta la nostra Meccanica Celeste non ci abbandonerà.
Ci vediamo lì.

 
Luca Santiago Mora

Marzo 2015