PPP pinkypussypunk, kaufmann repetto, Milano
La mostra pinkypussypunk raccoglie le opere prodotte in questa nuova fase della vita dei membri del collettivo Atelier dell’Errore. Gli insetti assessuati dell’età dell’oro sono diventati creature puberi con nuovi attributi anatomici, inequivocabilmente sessuali. I bambini dei laboratori di venti anni fa sono diventati giovani adulti e il sesso è al centro del loro immaginario, dei loro pensieri, dei loro impulsi. Le creature mostruose che un tempo erano concepite come animali custodi contro il bullismo subito a scuola diventano creature libidinose, che danno forma al desiderio. L’esplosione di colori acrilici e di tonalità di rosa carne va di pari passo con lo scarto nei soggetti delle nuove opere dalla serie Unknown Pleasures, che rende esplicito quel desiderio e adotta le divinità della mitologia greca, notoriamente libertine, per parlare di autoerotismo, eccitazione, perdita di controllo: Hyper Sexy Aphrodite (2025) accoglie i visitatori e custodisce lo spazio, imperiosa ma fragile. Nella stanza accanto uno display speciale, progettato dal collettivo, come un fregio classico narra le avventure di sei personaggi della personale mitologia dell’AdE. Melusine Blow Up Doll, Countess BatHorny, Priapo Orchitico Capezzoluto, Urechis Ero-Thanatos, Hyper Sexy Aphrodite, Pegging Gimp Girl sono la materializzazione di una sessualità e di un desiderio che urla a chiare lettere la propria esistenza, nonostante non possa essere agita.Dal lato opposto della galleria una nuova serie Black Pearls Penguins è meno esplicita ma se possibile ancora più disturbante, soprattutto per chi soffre di tripofobia, una forma di repulsione più o meno intensa che alcune persone provano alla vista di superfici piene di piccoli fori irregolari e ravvicinati.
La tripofobia non compare nei manuali diagnostici, ma provoca in molti casi reazioni di disgusto, disagio o persino paura incomprensibili per chi non ne soffre. Potreste scoprire di esserne affetti guardando con attenzione All Yours o Venus birthing from an egg. Ma anche se non foste in quel dieci-quindici per cento della popolazione a cui queste immagini danno i brividi e un senso di inquietudine, di sicuro non vi lasceranno indifferenti, così come non possono che strappare un sorriso e un senso di ammirazione i titoli che le accompagnano: Daphne Brood Mother, Jumping Pleasure, Tickle me till I shiver, I melt with desire, Put your finger in my ribs, I fuck you till you love me, Penguin Milking Gland, Amikiri spreading for birth, Surgery Gender Affirmation Operationing. Come si intuisce, ognuno di questi personaggi ha una storia da raccontare, di cui la materializzazione visiva è solo il bandolo della matassa. Alcune delle storie possono essere ascoltate dalla viva voce dei loro creatori grazie al video PINK! is the warmest colour uno speciale tour della mostra girato in unico piano sequenza, presente in mostra. Nell’ultima stanza il percorso si conclude con una visione quasi mistica, grazie a una nuova sperimentazione di materiali che dà origine a Glowing Vulvae. Tre vulve disegnate dal collettivo con colori acrilici e pennarelli su un materiale trasparente, il Melinex, trasformano l’ultima stanza in una cappella bagnata dai colori di un tramonto psichedelico.
Al piano interrato il gioco di referenze mitologiche continua: l’acronimo di Atelier dell’Errore è AdE, il dio che sovrintende il sottosuolo. Il collettivo che ne prende il nome ha interpretato il piano inferiore della galleria come un mondo ctonio, rinominato la Camera delle Vulve (Cueva Tito Bustillo) in cui tutto è disegnato a matita su carta, un ritorno alle origini del collettivo. Il titolo per questa stanza nasce da un altro famosissimo “buco”: la Cueva de Tito Bustillo, una grotta decorata dagli esseri umani prima del 10.000 a.C. e scoperta nel 1968 da un gruppo di giovani speleologi nelle Asturie. Nella grotta originale, insieme a molti disegni di cavalli, cervi e altri animali compare una serie di rappresentazioni di genitali femminili tratteggiati in rosso, che si ritiene avessero l’intento di invocare la fertilità. Il Vulvae Family Tree è la personale invocazione del collettivo, un albero genealogico in cui trenta vulve sono rappresentate come creature fiere e ipertrofiche, una galleria di ritratti che sottotraccia sembra avere come tema la genesi della vita. Questo albero genealogico offre una possibile chiave di lettura anche per la grande opera Arakne’s SexToy che appare come il punto di congiunzione tra le opere al piano terra e quelle della stanza. Per dimensione e contenuto esplicitamente sessuale l’opera si confronta con le divinità colorate della serie Unknown Pleasures, ma il tratto a matita che si estende fino al perimetro della carta creando una ragnatela inestricabile sembra distanziarla da quelle creature chiassose, come se questa fosse la saggia antenata che le ha generate tutte. Una grande madre ragno – tornano gli insetti degli inizi – dalla quale le altre sono fuoriuscite a una a una per conquistare il mondo.
– Marta Papini
Ph. Andrea Rossetti
Courtesy of kaufmann repetto Milan / New York