2012 –

Cervus Cervia Cervie - Museo Scienze Naturali, Bergamo

Atelier dell’Errore per la sala del Cervus Acoronatus, Museo di Scienze Naturali "E.Caffi" di Bergamo. Settembre 2012.

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Laura​+​Giulia​+​Marino​+​Sante​+​Ben​+​Matilde​+​Luca​+​Giulia​+​Dieolhak​+​Olu​+​Raffaele​+​Samuele​+​Giacomo​+​Giorgia​+​Olu


Quando nel gennaio di quest’anno Gabriella, ideatrice e voce storica della trasmissione radiofonica di RAI Radio3: Uomini e Profeti, ci chiese di presentare un progetto per il Festival di Cervia, in atelier già da settembre eravamo completamente immersi nel libro di Ermanno Cavazzoni: Guida agli animali fantastici.
Nei giorni buoni, l’adattamento del libro preparato per i ragazzini si era rivelato da subito una chiave d’accesso privilegiata al loro immaginario, silente bacino inesplorato di visioni sepolto sotto profonde stratificazioni di sconfitte.
Questo il cantiere messo in piedi durante l’anno in atelier, a quelle profondità attinge la nostra riserva aurea di creature sconosciute all’umanità.
Mi venne quindi spontaneo e naturale chiedere ad Ermanno, che già conosceva ed apprezzava il nostro lavoro, di aiutarci ad affrontare la diretta dal palco di Cervia, davanti all’esigente pubblico del Festival di Radio3.
Al telefono Ermanno era perplesso:
Cervia? Ma perchè proprio a Cervia si fa? Ma si a Cervia... a Cervia perchè si è sempre fatto a Cervia, il mio abbozzo di risposta.

Succede a volte, per incantamento, che una stanca paroletta, relegata a traghettare banali immagini di poco conto, ritmata con inusuale e innaturale frequenza si trasformi al suono, agli occhi e al cuore in un nuovo mondo, una pista inesplorata, una traccia da seguire.
Cervia....cervia...cerv..cer.
Da quell’attimo inconsapevole, Cervia per noi non è stata più la stessa cosa, trasformata in altro, molto altro.
Ora in atelier quel suono non rilancia più a sdraio ed ombrelloni, piadina e crescione.
Libero dalla banalità del quotidiano, lo stesso suono rinasce a vita nuova, permette il ritrovamento per affioramento, di creature che a stento noi, normali di una ordinaria normalità, avremmo mai saputo anche solo immaginare.
Mistero dell’ispirazione, del poetico che si fa visione, forse profezia.
E a questa meccanica celeste, a volte anche la Scienza è costretta ad un inchino.

Questo scartamento, questo deragliamento percettivo, appartengono ormai al repertorio classico delle magie che con fatica e tenacia coltiviamo in atelier, giorno dopo giorno, pomeriggio dopo pomeriggio.
In questa loro personalissima facoltà poetica, in questa loro preziosa capacità di visione, i ragazzini imparano la fiducia, prima di tutto in loro stessi.
Il seguito, in atelier, è ormai metodo.
Per esempio le ricerche grafiche e narrative non possono decollare fino a che i Professori di lungo corso della Libera Università dell’Atelier dell’Errore (cioè tutti i ragazzini stessi) non hanno  trovato  un luogo, nell’universo intero, in cui ambientare i fatti.
In questo caso particolare però non c’è stato bisogno di molto sforzo, dacché per tutti loro Cervia sta a Mirabilandia, come a Rimini, Riccione e Rivabella, lidi di Romagna insomma, l’Adriatico delle vacanze...
Detto, fatto:
ecco a voi la Cervia Adriatica...multiforme specie oltre-zoologica estinta nella notte dei tempi, rintracciabile solo nelle profondità di mondi marginali dominati dalle patologie, dalle problematicità, di ragazzini come i miei.
Paleontologia a mani nude, vien da dire, di cuore e colore, di cuore e odore e poi tenacia e passione, e carte e pastelli e pennelli.
Da immersioni di questo tipo arrivano, tumultuose e impenitenti, irriverenti e strafottenti, le Cervie che trovate esposte al Museo di Scienze Naturali di Bergamo, nella stanza regale del Cervus acoronatus; splendido imperatore dei boschi orobici sepolto dai sedimenti del fondo di un lago solo, direbbero i miei ragazzini, 700.000 anni fa.
Anna, direttrice dell’Istituto di Paleontologia, il giorno di Cervia ci ascoltava in radio e sentendo nelle voci dei nostri ragazzini bramire, se di bramito si tratta, le Cervie regalmente esposte ai Magazzini del Sale, non poté non riferirsi al suo gioiello, custodito in un’elegante teca di cristallo, progettata su misura da Bruno, artista/architetto anche lui amico dell’atelier, guarda caso, se mai il caso esistesse.
Ci siamo intesi subito con Anna, ci ha lasciato carta bianca pur nel rispetto del luogo e della sua sacralità.
E così eccoci qua, orgogliosi, moltissimo orgogliosi direbbero i ragazzini, di proporci al pubblico dei Musei, e a tutti coloro che ancora sanno vedere dove tutti guardano e pochi vedono.

Luca Santiago Mora
agosto 2012