L'arte non cura (Kunst heilt nicht) | Suedtiroler Tageszeitung | Heinrich Schwazer
Heinrich Schwazer ha scritto della nostra mostra PINKING UP ad Ar/Ge Kunst sul Suedtiroler Tageszeitung!
Traduzione
Esseri ibridi dotati di vulva e pene: l'Atelier dell'Errore espone presso Ar/Ge Kunst le opere del periodo creativo più recente del collettivo artistico di Bergamo, composto da giovani neurodivergenti. Il tutto accompagnato da una straordinaria performance inaugurale.
«Un giorno il secolo sarà forse deleuziano» scrisse Michel Foucault nel 1969 nella sua recensione dell’opera di Gilles Deleuze (1925-1995) «Differenza e ripetizione». Non si è ancora verificato proprio come previsto da Foucault – politicamente si sta attualmente andando nella direzione esattamente opposto –, ma un’idea della pratica deleuziana si può attualmente intravedere nella mostra PINKING UP dell’Atelier dell’Errore presso l’Ar/Ge Kunst. In un primo momento si è tentati di etichettare l’Atelier, fondato nel 2002 da Luca Santiago Mora a Reggio Emilia come laboratorio artistico per bambini neurodivergenti, come laboratorio di arte outsider – cosa contro cui il fondatore si oppone però con forza.
Il modello della “Casa degli Artisti” fondata dallo psichiatra Leo Navratil nel manicomio di Gugging vicino a Vienna, da cui sono emersi artisti di fama mondiale come August Walla, Ernst Herbeck, Oswald Tschirtner o Edmund Mach, è concepito per la terapia individuale, ma, secondo Mora, “l'arte non cura”. La pratica dell’Atelier dell’Errore si basa invece su un processo di lavoro collettivo, in cui gli errori non vengono intesi come un deficit, ma come «una forza radicalmente imprevedibile». Mentre la psichiatria parte da un concetto di malattia e quindi da un fossato quasi insormontabile che separa le persone affette da noi “normali”, la neurodiversità inizia inclusivamente da una naturale varietà nello sviluppo cerebrale, senza classificare le differenze come deficit.
Dopo il raggiungimento della maggiore età da parte di alcuni assistiti, un gruppo ha voluto fare dell'arte la propria professione: questo è stato il segnale di partenza per la fondazione del collettivo di artisti Atelier dell'Errore con sede nella Collezione Maramotti. Dal 2018 il gruppo di dodici persone è organizzato come cooperativa artistica senza scopo di lucro, che si autofinanzia attraverso la vendita delle proprie opere.
All'Ar/Ge Kunst sono attualmente esposte opere del più recente periodo creativo “rosa” (il rosa è il colore più caldo) del collettivo. “PINKING UP” mostra animali, e precisamente
“animali nudi” che, secondo Mora, "non sono né disegnati né rappresentati“ – essi semplicemente ”si verificano" in un processo a cui partecipano molte mani.
Ma sono davvero animali? Sembrano arpie o altre chimere, quelle creature ibride tra uccello e uomo della mitologia greca, ma si tratta di animali dotati di elementi umani o, al contrario, di persone dotate di elementi animali non è, in fin dei conti, importante. Sono esseri in transizione, non decidono di essere l’uno o l’altro, ma rimangono in transizione. Inventato e trovato, mitologia e natura, finzione e realtà si mescolano in loro, come se provenissero dall’epoca precedente alla tassonomia di Carl von Linné, che separava il fattuale dal fittizio e dettava l’ordine.
Sui quadri estremamente colorati, caratterizzati da una tonalità dominante di rosa, dipinti su superfici riflettenti realizzate con coperte di soccorso, l’annullamento della differenza tra animale e umano funziona come un pool genetico anarchico. Nei contorni si riconoscono figure allungate, alcune con seni pendenti come l’antica Artemide, quasi tutte con mani o piedi simili ad artigli; su una si crede di vedere un feto in un utero, ciò che simbolicamente si potrebbe interpretare come desiderio di un’ unione simbiotica; su una vagina si è insediato uno sciame di spermatozoi e quasi ovunque si nasconde negli esseri ibridi con vulva e pene un fallo. I titoli delle opere sembrano provenire dal cassetto dei cliché pornografici di tutti noi: L'Ottava moglie di Barbablù, Porno Amorino Anubico, Urechis Ero-Thanatos e così via. La linea di demarcazione rigorosamente sorvegliata tra l'arte “buona”, erotica, che da secoli si ispira alla tradizione del nudo prevalentemente femminile, e la “cattiva” pornografia, si attenua nelle immagini degli artisti dell'Atelier dell'Errore. Molti di essi presentano una simbolica sessuale simile a quella dei fumetti, comprensibile quasi senza pregiudizi. La maggior parte dei mondi visivi e persino i nomi d’arte provengono evidentemente dal diluvio di immagini degli spazi digitali e del cinema: Laura Aurelio aka Sméagol, Giorgia Ballabeni aka GBT, Gianluca De Marco aka GiangiGiangetto, Nicole Domenichini aka Niki Baxter, Giulia Gaiti aka Mozzy, Nicolò Grisendi aka Sid, Marco Tardino aka Scotland Yardo, Francesco Mandalà aka Metta, Luca Santiago Mora aka Garibaldi, Matteo Morescalchi aka The Gamer, Matteo Sandrin aka Pitbull, Giulia Zini aka July Shining.
Si percepisce e si vede quanto questi artisti siano stati socializzati da Internet, cresciuti nel vortice delle immagini e dei discorsi digitali: essi sono, come afferma Luca Santiago Mora, uno «specchio non filtrato di ciò che accade nella nostra società». Accettare la sessualità di questi giovani, ancora oggi considerata un tabù, o reprimerla, come è avvenuto per secoli e spesso ancora oggi, è stata per lui una decisione difficile, afferma il fondatore Luca Santiago Mora. Ha deciso di lasciare libero sfogo al desiderio, «quello che attraversa un corpo collettivo», un desiderio che va oltre i confini dell’individuo e del genere, definiti dal capitale e dal patriarcato. L’immagine più calzante è un dettaglio di un’immagine che mostra una treccia con cui gli avatar si connettono con animali e piante su Pandora. La coda sembra un sistema nervoso allungato, che funziona come un cavo biologico tra tutti gli esseri.
La mostra è stata inaugurata con una magnifica performance di Niki Baxter (Nicole Domenichini) e Mattew The Gamer (Matteo Morescalchi), che a quanto pare non conoscono affatto qualcosa come la repressione verbale degli istinti. Come due guide museali imprevedibili affette dalla sindrome di Tourette, si spingono a vicenda da un quadro all’altro. Una deliziosa parodia del sistema operativo dell’arte, con il suo gergo pretenzioso e l’arte pornografica dell’appropriazione, opera di due grandi guerriglieri del discorso.
Chi si è perso questa performance si è perso qualcosa, ma è possibile recuperarla in inglese – una lingua che hanno imparato da soli su Internet – in un video visibile nella seconda sala della galleria.
«Moltiplicati e diventa altro» ha scritto Deleuze nel suo voluminoso e infinito trattato «Mille piani», redatto insieme a Félix Guattari, che a sua volta ha reso tangibile il divenire-animale attraverso le unghie mai tagliate sul proprio corpo.
L'Atelier dell'Errore lo lascia accadere. Con tutti gli errori.
Appuntamento: fino al 9 maggio alla Galleria Museum, Ar/Ge Kunst, Bolzano